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Barbara Piperno
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October 18 melata...un toccasana... Sono una persona fortunata. Ieri un amico mi ha portato a casa miele di acacia e melata...fatta da lui, suo zio e le loro api. La melata, sorellastra buona e salutare del miele, è la sostanza prodotta dal metabolismo degli afidi, ed altri piccoli insetti, che succhiano la linfa dalle foglie delle piante. Le api raccolgono questa sostanza zuccherina e la elaborano trasformandola in miele di melata. Leggendo qua e là ho scoperto le proprietà di questo toccasana...e scopro che è un rimedio naturale adattissimo proprio a me! Riporto da un articolo: "Molto ricca di sostanze minerali, potassio, fosforo, ferro. Il sapore di questo miele è un pò meno dolce rispetto ai mieli di nettare ed è caratteristico con il suo retrogusto di corteccia, terra e zucchero: un misto curioso e spettacolare sulla lingua: amaro, terroso, molto dolce e molto legnoso. Il colore è molto scuro, a volte tendente al nero. E' molto denso e non cristallizza. La melata si caratterizza per la presenza di sali minerali in quantità maggiori rispetto ad altri tipi di mieli E' particolarmente apprezzata da chi svolge attività sportiva ma è sottovolatuta la consonanza stretta con le funzioni del sistema nervoso, con la salute del cervello, della circolazione cerebrale e della memoria. Infatti la minore quantità di glucosio, fruttosio, maltosio, saccarosio associata alla maggiore quantità di aminoacidi, minerali, oligoelementi in traccia (manganese, zinco, cobalto, zolfo, fosforo) permette un assorbimento più leggero e modulato da parte del cervello e del sistema nervoso. Insomma la melata, nutre, ripara e sostiene le funzioni del sistema nervoso con dolcezza e senza lo shock energetico degli altri mieli e ancor di più dello zucchero e di diverse sostanze naturali eccitanti, come la damiana, il ginseng, l'eleuterococco, il guaranà, la pappa reale, anch'essi utilizzati per dare "tono" all'umore e alla salute della nostra testa. La melata può dunque essere considerata il rimedio naturale prioritario per le persone che pur avendo bisogno di ridare energia al cervello e a tutte le funzioni collegate, mal sopportano gli energizzanti. Il "tipo" da melata è la persona ansiosa, stressata, con astenia nervosa, cali di memoria, dovuti all'agitazione, al troppo studio, alle preoccupazioni, all'età, alla salute cagionevole. Dunque studenti agitati, anziani convalescenti, manager stressati, donne in carriera con i nervi a fior di pelle, mamme in attesa in preda a sbalzi d'umore, esauriti costretti ad essere sempre un tono più sù ma che non possono permettersi scatti d'ira: questi ma anche altri i personaggi che possono sostenere il proprio cervello e le proprie funzioni cerebrali con la melata Da un punto di vista energetico la melata si caratterizza per essere l'apice di una trasformazione che non parte dal "seme" delle piante bensì dalla linfa, che è la "memoria" delle piante stesse, in cui circolano insieme alle sostanze benefiche e vitali per la pianta, informazioni e analisi del terreno in cui la pianta si trova. Un'analogia molto simile alla circolazione che avviene all'interno del cervello e che pone la melata, prodotto appunto dalla linfa delle piante, in stretta correlazione energetica e simbolica con il nostro organo che "comanda" la vita. Questo particolare prodotto che si trova sia in erboristeria, sia nei negozi specializzati di alimentazione naturale e di prodotti apistici è composto per il 75% per cento da una mescolanza di zuccheri (un prezioso 5% in meno rispetto agli altri mieli): glucosio 30% fruttosio 35%, maltosio 7%, saccarosio 2%; e da numerose quantità di altre sostanze nutritive (minerali, acidi organici, vitamine ecc.), acqua 17-18%. Le sostanze rimanenti nell'ordine del 5% sono le più importanti e sono quelle che giustificano la superiorità di questo miele rispetto allo zucchero, per la salute del cervello: aminoacidi, proteine, acidi organici, sali minerali ed oligoelementi; ed infine tracce di vitamine, enzimi, aromi, pigmenti, inibine, polline, ormoni. Insomma, è una specie di condensato delle virtù salutari di piante, ottenuto dal paziente lavoro delle api. Infatti mezzo chilo di melata richiede il paziente lavoro degli insetti e delle api su almeno un milione di foglie. La melata, oltre ad avere un'azione molto utile per il cervello e per il metabolismo degli sportivi ha azione antisettica, disinfettante e antimicrobica. Fino al secolo scorso la melata era usata in chirurgia per disinfettare ferite, piaghe e lacerazioni. Secondo molti estimatori e ricercatori sulla melata, questo prodotto particolare può essere un moderato lassativo e un riequilibratore generale dell'organismo, un antiacido per lo stomaco, un tonico digestivo. Regola il tono neurologico, migliora la capacità di lavoro intellettuale, può stimolare l'appetito, calmare la tosse, placare l'asma e aumentare la secrezione dell'urina, stimola le contrazioni cardiache ed aumenta il flusso sanguigno nelle coronarie; è indicata per combattere l'ipertensione e nei casi di arteriosclerosi; dunque ancora una volta utile per il cervello e le funzioni fisiologiche connesse. La melata ha azione regolatrice della flora intestinale, accresce il tasso di emoglobina nel sangue, combatte l'ipocalcemia; ha effetto regolatore sui cicli mestruali, non dà acidosi e stato umorale acido, non provoca squilibrio metabolico perché contiene il complesso vitaminico B, enzimi ed oligoelementi, non provoca innaturale rialzo della glicemia con conseguente abnorme produzione di insulina, non provoca alterazioni del metabolismo dei grassi, con conseguente sovrappeso: insomma un vero e proprio portento naturale questa melata. Ancora di più che per gli altri mieli, le precauzioni sulla biologicità e sul trattamento poco aggressivo nella fase di produzione, debbono essere rispettate. Questo prezioso alimento si presta alle contraffazioni, ottenute soprattutto con l'aggiunta di glucosio naturale e destrine (polveri derivate dall'amido, inodori, insapori e solubili in acqua). Meglio quindi comprare melata con il marchio "Miele Italiano" che a differenza di quello importato non deve essere pastorizzato, ed è protetto da marchi che ne attestano la precisa provenienza. Melata di certificazione biologica, completa ancor meglio le caratteristiche di questo prodotto" Beh, allora buona melata a tutti!!! Io, just for curiosity, sto preparando una miscela di the dello Yunnan (anti-colesterolo) semi di finocchio e anice stellato in cui siscioglierò questo fantastico miele di melata... Vi abbraccio tutti, amici vicini e lontani e vi lascio con questa bellissima canzone... September 24 Non c'è latte nelle pietanze cinesi dei ristoranti cinesi italiani!!! Non ho parole...il mio intervento in merito sarà breve e spero efficace... L'ignoranza è una brutta bestiaccia che non muore mai...anche a colpi di mortaio!!! Ed è sull'ignoranza che si fonda la paura... Oggi il Ministro della Salute consiglia a tutti di non andare nei ristoranti cinesi per via dello scandalo legato al latte in Cina... Allora, con ordine: per chi non lo sapesse IO LAVORO IN UN RISTORANTE CINESE!!! Quindi mi ritengo una voce abbastanza autorevole in merito...inoltre non sono cinese, quindi penso di essere abbastanza obiettiva, non trovate??! Bene, fatte le dovute premesse: vi assicuro che NON C'E' NEANCHE L'OMBRA DEL LATTE NELLE PIETANZE CHE SERVIAMO!!! In nessun alimento...Come se non bastasse questo a rassicurare le persone che spero non si faranno prendere dalla psicosi innestata dai media e dal nostro simpatico Ministro della Salute, i prodotti utilizzati sono quasi tutti acquistati in Italia, tranne funghi cinesi, bambù, spaghetti di riso, altri tipi di spaghetti e pochissimi altri prodotti... Beh, penso non ci sia altro da aggiungere, tranne che è una vergogna! E mi raccomando non fate i caproni!!! Baby. September 15 Bussolegno (VR): una piccola seconda Bolzaneto?!? Ricevo e riporto... Senza commento. Articolo tratto da www.carta.org mentre le testimonianze provengono da http://sucardrom.blogspot.com Una Bolzaneto rom a Bussolengo (VR) Gianluca Carmosino [9 Settembre 2008] Si erano fermati fuori del paese, vicino Verona, solo per mangiare. Sono stati picchiati, sequestrati e torturati dai carabinieri per ore. La loro testimonianza Venerdì 5 settembre 2008, ore 12. Tre famiglie parcheggiano le roulotte nel piazzale Vittorio Veneto, a Bussolengo [Verona]. Le famiglie sono formate da Angelo e Sonia Campos con i loro cinque figli [quattro minorenni], dal figlio maggiorenne della coppia con la moglie e altri due minori, infine dal cognato Christian Hudorovich con la sua compagna e i loro tre bambini. Tra le roulotte parcheggiate c’è già quella di Denis Rossetto, un loro amico. Sono tutti cittadini italiani di origine rom. Quello che accade dopo lo racconta Cristian, che ha trentotto anni ed è nato a San Giovanni Valdarno [Arezzo]. Cristian vive a Busto Arsizio [Varese] ed è un predicatore evangelista tra le comunità rom e sinte della Lombardia. Abbiamo parlato al telefono con lui grazie all’aiuto di Sergio Suffer dell’associazione Nevo Gipen [Nuova vita] di Brescia, che aderisce alla rete nazionale «Federazione rom e sinti insieme». «Stavamo preparando il pranzo, ed è arrivata una pattuglia di vigili urbani – racconta Cristian – per dirci di sgomberare entro un paio di ore. Abbiamo risposto che avremmo mangiato e che saremmo subito ripartiti. Dopo alcuni minuti arrivano due carabinieri. Ci dicono di sgomberare subito. Mio cognato chiede se quella era una minaccia. Poi cominciano a picchiarci, minorenni compresi». La voce si incrina per l’emozione: «Hanno subito tentato di ammanettare Angelo – prosegue Cristian – Mia sorella, sconvolta, ha cominciato a chiedere aiuto urlando ‘non abbiamo fatto nulla’. Il carabiniere più basso ha cominciato allora a picchiare in testa mia sorella con pugni e calci fino a farla sanguinare. I bambini si sono messi a piangere. È intervenuto per difenderci anche Denis. ‘Stai zitta puttana’, ha urlato più volte uno dei carabinieri a mia figlia di nove anni. E mentre dicevano a me di farla stare zitta ‘altrimenti l’ammazziamo di botte’ mi hanno riempito di calci. A Marco, il figlio di nove anni di mia sorella, hanno spezzato tre denti… Subito dopo sono arrivate altre pattuglie: tra loro un uomo in borghese, alto circa un metro e settanta, calvo: lo chiamavano maresciallo. Sono riuscito a prendere il mio telefono, ricordo bene l’ora, le 14,05, e ho chiamato il 113 chiedendo disperato all’operatore di aiutarci perché alcuni carabinieri ci stavano picchiando. Con violenza mi hanno strappato il telefono e lo hanno spaccato. Angelo è riuscito a scappare. È stato fermato e arrestato, prima che riuscisse ad arrivare in questura. Io e la mia compagna, insieme a mia sorella, Angelo e due dei loro figli, di sedici e diciassette anni, siamo stati portati nella caserma di Bussolengo dei carabinieri». «Appena siamo entrati,erano da poco passate le le due – dice Cristian – hanno chiuso le porte e le finestre. Ci hanno ammanettati e fatti sdraiare per terra. Oltre ai calci e i pugni, hanno cominciato a usare il manganello, anche sul volto… Mia sorella e i ragazzi perdevano molto sangue. Uno dei carabinieri ha urlato alla mia compagna: ‘Mettiti in ginocchio e pulisci quel sangue bastardo’. Ho implorato che si fermassero, dicevo che sono un predicatore evangelista, mi hanno colpito con il manganello incrinandomi una costola e hanno urlato alla mia compagna ‘Devi dire, io sono una puttana’, cosa che lei, piangendo, ha fatto più volte». Continua il racconto Giorgio, che ha diciassette anni ed è uno dei figli di Angelo: «Un carabiniere ha immobilizzato me e mio fratello Michele, sedici anni. Hanno portato una bacinella grande, con cinque-sei litri di acqua. Ogni dieci minuti, per almeno un’ora, ci hanno immerso completamente la testa nel secchio per quindici secondi. Uno dei carabiniere in borghese ha filmato la scena con il telefonino. Poi un altro si è denudato e ha detto ‘fammi un bocchino’». Alle 19 circa, dopo cinque ore, finisce l’incubo e tutti vengono rilasciati, tranne Angelo e Sonia Campos e Denis Rossetto, accusati di resistenza a pubblico ufficiale. Giorgio e Michele, prima di essere rilasciati, sono trasferiti alla caserma di Peschiera del Grada per rilasciare le impronte. Cristian con la compagna e i ragazzi vanno a farsi medicare all’ospedale di Desenzano [Brescia]. Sabato mattina la prima udienza per direttissima contro i tre «accusati», che avevano evidenti difficoltà a camminare per le violenze. «Con molti familiari e amici siamo andati al tribunale di Verona – dice ancora Cristian – L’avvocato ci ha detto che potrebbero restare nel carcere di Verona per tre anni». Nel fine settimana la notizia appare su alcuni siti, in particolare Sucardrom.blogspot.com. La stampa nazionale e locale non scrive nulla, salvo l’Arena di Verona. La Camera del lavoro di Brescia e quella di Verona, hanno messo a disposizione alcuni avvocati per sostenere il lavoro di Nevo Gipen. Bussolengo (VR), la versione di Paolo Campos di 20 anni Intorno le ore 15.00 del giorno 5 settembre 2008, in Bussolengo, appena giunto in auto presso il piazzale delle giostre, dove si trovavano i miei parenti con roulotte, vedevo i miei fratelli Campos Marco e Johnny e mia nipote di dieci anni, che stavano piangendo. Chiedevo cosa ero successo e mi veniva riferito che erano arrivati i Carabinieri che avevano picchiato i parenti e poi portati in caserma. Rimanevo impietrito da quanto era successo, e nel frattempo vedevo sopraggiungere quattro / cinque pattuglie di Carabinieri. Preso dalla paura dicevo a mia moglie di allontanarsi unitamente con i due figli, ambedue di otto mesi. I Carabinieri appena arrivati, precisamente il Carabiniere che stava con il graduato (Maresciallo o Brigadiere), scendeva dall’auto e si avvicinava a me, che intanto io avevo salutato e chiesto cosa era successo, e mi colpiva con un pugno in viso. I militari presenti iniziavano ad ingiuriarmi dicendomi «bastardo… adesso ti ammazziamo… adesso dovete morire… figli di puttana…». Il graduato, di statura alta, mi buttava a terra, iniziando a colpirmi con calci alle costole, alle mani e ai piedi, dopodichè mi afferrava alla camicia e mi agganciava alla roulotte e munito di guanti mi prendeva a schiaffi. Il graduato poi diceva ai suoi colleghi di prendermi dalle gambe e dalle mani e di gettarmi all’interno della roulotte, in modo che per quello che mi doveva fare non ci fossero testimoni. Venivo gettato sul letto e i colleghi del graduato iniziavano a colpirmi con calci, pugni e sberle. Il graduato poi, non contento, mi prendeva la gamba e me la torceva con l’intenzione di rompermela. Urlavo al militare di non rompermi la gamba che ero incensurato e che dovevo lavorare per mantenere la mia famiglia. Dicevo che non avevo fatto nulla che ero appena arrivato e di lasciarmi in pace e di non toccare né i miei figli né mia moglie. I militari armati di manganello iniziavano a rompere tutto quello che c’era all’interno della roulotte e mi colpivano alla testa con il manico della scopa. Terminata la violenza venivo gettato fuori dalla roulotte. Vedevo altri Carabinieri che in tanto stavano distruggendo la mia auto, rompendo i sedili. Mi veniva ordinato di sdraiarmi a terra a pancia sotto di togliermi la maglia e le scarpe. Il graduato di statura alta iniziava a camminarmi sulle unghie dei piedi, colpendomi alle costole con calci. I militi mi rialzavano, mi ordinavano di mettermi la maglia e le scarpe. Mentre stavo salendo sulla macchina di servizio il Maresciallo mi colpiva con il manganello al braccio e alla gamba. Vedevo sopraggiungere una Golf quarta serie di colore grigio topo, da dove scendeva un Carabiniere in borghese con occhiali da vista montatura bianca, corporatura d’atleta, alto sui 190 cm circa, occhi chiari, ed insieme ad altri due Carabinieri in divisa saliva a bordo della roulotte di mio padre Campos Angelo, iniziando a rompere con manganelli e con calci tutto quello che c’era all’interno. I militari, ridendo tra loro, dicevano che avevano completato il lavoro e che avevano distrutto le due roulotte. Il Carabiniere con gli occhiali si avvicinava alla macchina dove ero stato collocato e mi diceva: «brutto bastardo… adesso in caserma ti massacro di botte… devi morire bastardo….». In caserma, scendendo dall’auto, venivo accompagnato davanti alla porta d’ingresso. La porta veniva aperta da altri militari che dicevano «è arrivato un altro fratello… dai ragazzi che adesso è arrivato un altro fratello… dai che incominciamo… bastardo, figlio di puttana… devi morire…». Dicevo che avevo male al cuore che soffrivo di emicrania. Un Carabiniere, chiamato dagli altri Paolo, alto sui 170 – 175, calvo, di peso sui 75 kg, mi rispondeva che il mal di testa me lo avrebbero fatto passare loro. Da costui venivo scaraventato a terra, e dal Carabiniere in borghese, con gli occhiali con la montatura bianca, venivo colpito con calci al torace e pugni in testa e sberle in faccia. Da costui venivo preso a gomitate alle cosce. Mi riparavo la faccia per paura che mi spaccassero i denti. Mi veniva detto di abbassare le mani ed ingiuriato «bastardo adesso ti ammazzo». Venivo preso dal bavero della camicia ed alzato, preso a pugni in testa e percosso con una decina di sberle. Chiedevo dove era mia moglie ed i miei figli. Mi veniva risposto: «tua moglie è una gran puttana… i tuoi bimbi sono piccoli ma quando saranno di quattro / cinque anni saranno dei bastardi come te, che io picchierò già a quell’età…». Venivo poi portato in un altro ufficio dove era presente un altro militare di guardia, anch’egli con occhiali con montatura bianca. Venivo fatto sedere, ed ogni militare che entrava dalla porta di ingresso mi colpiva la faccia con sberle, con pugni in testa con calci alle costole ed alle gambe. Il graduato con occhiali con montatura bianca ed occhi chiari, afferrava una pinzatrice, e messosi un guanto, mi afferrava la lingua, cercando di inchiodarmi i punti sulla lingua. Un altro Carabiniere gridava «lascia stare». Anche il Carabiniere di guardia infine, messosi i guanti mi colpiva con violenti ceffoni al viso. Prima di venire allontanato dalla caserma mi veniva chiesto dal Carabiniere in borghese con gli occhi chiari e con occhiali con montatura bianca se mi aveva picchiato e come mi ero fatto male al viso. Gli dicevo che non mi aveva picchiato e che mi ero fatto male da solo. Dopo avermi risposto che così gli piacevo, il Carabiniere mi diceva che sapeva dove abitavo e di stare attento di quello che avrei detto o riferito. Venivo rilasciato, e quindi lamentando dolori per colpi ricevuti mi portavo al P. S. dell’Ospedale di Desenzano del Garda dove venivo visitato, sottoposto ad accertamenti clinici e quindi refertato con prognosi di giorni sette per policontusioni. Aggiungo che mio fratello Marco Campos, nato a Castel San Pietro Terme il 22 gennaio 1997, residente a Brescia in via Cimabue n. 16, durante l’aggressione ai suoi genitori da parte dei Carabinieri, intervenendo verbalmente, dicendo ai militari di smettere di picchiare i genitori, veniva colpito da un graduato (Maresciallo) alto sui 195 cm circa, in divisa, che lo colpiva alla bocca. Mio fratello veniva poi accompagnato al P. S. del suddetto Ospedale dove veniva visitato e refertato con prognosi di giorni due per riferita lussazione canino sup ed inf non altre lesioni traumatiche visibili. Sono in grado di riconoscere tutti i Carabinieri che mi hanno picchiato e causato violenze da altri famigliari ed ai veicoli. Bussolengo (VR), la versione di Giorgio Campos di 17 anni Intorno alle ore 14.00 del giorno 5 settembre 2008, in Bussolengo, mentre ritornavo alla roulotte in sosta nel piazzale delle giostre, dove si trovavano i miei parenti, vedevo gli stessi che venivamo picchiati da dei Carabinieri in divisa, un Maresciallo alto sui 180 cm circa, corporatura media, ed un Brigadiere alto sui 170 cm circa senza capelli, corporatura media. Vedendo che mio padre Angelo Campos era percosso ferocemente dai Carabinieri lo prendevo dalle mani e lo trascinavo con me verso la strada. Nel frangente vedevamo passare una roulotte e chiedevamo aiuto agli occupanti. Dopo una decina di chilometri venivamo raggiunti da una pattuglia dei Carabinieri che ci fermavano e prendevano me e mio padre mettendoci le manette. A me, a mio padre ed alla persona che ci aveva dato il passaggio veniva messa in bocca la canna della pistola da ambedue i militari. Venivamo raggiunti da altre due pattuglie dei Carabinieri, e noi tutti venivamo caricati nelle macchine. Venivamo portati in Caserma a Bussolengo. Venivamo buttati a terra con le manette ai polsi. Venivo colpito con manganellate, calci e pugni da cinque militari, tre in divisa e due in borghese. Venivo ingiuriato con sputi, apostrofato con «testa di cazzo… tua madre è una puttana…» e nel frattempo venivo continuamente picchiato. Successivamente venivo accompagnato nelle celle sotterranee venendo ancora picchiato e messo in cella dove si trovava mio fratello. Dopo una decina di minuti di permanenza nella cella, tre militi hanno portato una bacinella piena di acqua ghiacciata e poi a turno ci prendevano la testa e l’immergevano nell’acqua per una decina di secondi. Il tutto è durato una decina di minuti. Finta la tortura mi hanno picchiato nuovamente. Dopo una ventina di minuti altri due Carabinieri senza divisa, che se vedo riconosco, mi hanno portato in bagno, mi hanno fatto lavare la faccia, e dopo avermi spogliato completamente nudo, mentre uno mi picchiava, l’altro mi riprendeva al cellulare, dicendomi che la sera stessa lo avrebbe riguardato divertendosi. Mentre accadeva questo venivo fatto oggetto di sputi. Venivo riportato in cella dove c’era mio fratello Michele e lì venivo nuovamente percosso. I Carabinieri si portavano nelle altre celle picchiano anche gli altri. Mentre compivano queste violenze i militari si compiacevano del loro operato dicendo di essere fieri del loro razzismo adottato nei confronti degli zingari. I due militari passavano ogni venti minuti, circa, davanti alle celle, talvolta mostrando i genitali ed altre volte imprecando e sputando. Un graduato diceva inoltre che la loro caserma era la più nominata per la cattiveria usata nei confronti degli zingari. Durante la permanenza nella Caserma di Bussolengo, il Carabiniere senza capelli alto 170 cm, mi prendeva il portafoglio da dove estraeva la somma di sessanta euro, impossessandosene e dicendomi che con il denaro sarebbe andato a fare la spesa. Dopo quattro – cinque ore di violenze io, mio fratello e mio padre venivamo trasferiti presso la Caserma di Peschiera del Garda, dove venivamo sottoposti a fotosegnalamento. Mentre venivamo sottoposti a questi rilievi venivamo ancora picchiati dai militari di quella caserma che saprei riconoscere. Preciso che nel momento in cui mi sono state applicate le manette dal Carabiniere senza capelli alto 170 cm circa, dicendo allo stesso se mi allontanava la morsa, costui invece le serrava ancora di più. Preciso che ancor oggi sono evidenti le ferite ai polsi. Questo militare poi prendeva un pugnale e mi chiedeva quale parte volevo che mi tagliasse. Non rispondevo nulla abbassando il viso. Mi veniva passata la lama sotto il collo e leggermente punzecchiato al torace. Mentre venivo ancora percosso questi mi minacciava di non dire nulla appena fossi stato rilasciato. Successivamente venivo rilasciato e quindi lamentando dolori per le ferite riportate, mi portavo al P. S. dell’Ospedale di Desenzano del Garda dove venivo visitato, sottoposto ad accertamenti clinici e quindi refertato con prognosi di tre giorni per algia spalla sx. Bussolengo (VR), la versione di Michele Campos di 15 anni Alle ore 14.00 circa del 05 settembre 2008, in Bussolengo in piazzale delle giostre, dove mi trovavo con i miei, famigliari e parenti intento a pranzare, vedevo sopraggiungere due pattuglie dei Carabinieri, i quali, scesi dalle macchine, e indossati i guanti, iniziavano a picchiare i miei famigliari ed i miei parenti. Un Carabiniere senza capelli gli cascava a terra la pistola, la riprendeva e gli cascava nuovamente. Io, mio zio Hudorovic Cristian, mentre venivamo caricati nelle macchine, venivamo ingiuriati con parole «merde… stronzi… siete morti… teste di cazzo…», e percossi. Mio zio cercava di avvisare il 113 ma un Carabiniere gli strappava il cellulare di mano e l’apparecchio veniva distrutto. Mentre venivamo accompagnati in caserma, venivamo insultati «pezzi di merda… stronzi…». Arrivati in caserma, venivo portato in una stanza e lì picchiato da cinque militari, colpito con manganellate alla schiena. Venivo portato nelle celle sotterranee e percosso. Venivo buttato sul letto della cella e colpito nuovamente con manganelli alla schiena e calci ai fianchi. Ogni cinque minuti i militari ritornavano picchiandomi e dicendomi «sei morto…». Poco dopo venivo raggiunto da mio fratello e i militari ci hanno picchiato ed ingiuriato nuovamente. I militari prendevano una bacinella bianca con acqua ghiacciata ed infilavano la mia testa nell’acqua. I militari mi hanno persino sputato in bocca. Venivo accompagnato in bagno per lavarmi la faccia, riaccompagnato in cella dove subivo un’altra dose di percosse, e mi veniva puntata la pistola in faccia. Ogni dieci / quindici minuti i militari tornavano picchiandoci nuovamente ed offendendoci, dicendoci che nessuno ci avrebbe tirato fuori da quel posto. Dopo due / tre ore io con i miei famigliari venivo trasferito alla Caserma di Peschiera del Garda per il fotosegnalamento. Nella stanza del fotosegnalamento colui che mi rilevava le impronte mi passava il pennello con l’inchiostro in faccia. Il Carabiniere senza capelli estraeva un pugnale passandomelo sotto la gola e sul braccio. Poi, dopo averlo rimesso in tasca, ha ricominciato a picchiarmi con calci e pugni. Mi portava in bagno colpendomi poi ai fianchi con pugni, mentre un altro Carabiniere mi riprendeva con il cellulare, invitandomi di non dire a nessuno cosa era successo e che i segni che portavo sulla schiena non era stato lui. Anche a me il Carabiniere senza capelli alto 170 cm, mi prendeva il portafoglio da dove estraeva la somma di sessanta euro dicendomi che con il denaro sarebbe andato a fare la spesa; e lo stesso lo ha fatto con i miei fratelli Paolo e Giorgio. Successivamente venivo rilasciato e lamentando dolori per i colpi ricevuti mi portavo al P. S. dell’Ospedale di Desenzano dove venivo visitato, sottoposto ad accertamenti radiologici e quindi refertato con prognosi di giorni otto. Bussolengo (VR), la versione di Hudorovich Cristian di 37 anni Alle ore 13.00 circa del 5 settembre 2008, in Bussolengo, io con i famigliari e con altri parenti, sostavamo con roulotte presso il piazzale delle giostre. Dopo una ventina di minuti che eravamo in quel luogo sopraggiungeva una pattuglia della Polizia Municipale di Bussolengo che invitava tutti ad allontanarsi entro tre ore come previsto da ordinanza comunale. Veniva detto al personale della Polizia Municipale che sostavamo solo per pranzare e poi ci saremmo allontanati. Io e tutti i parenti ci mettevamo a tavola per mangiare. In quel momento sopraggiungeva una pattuglia dei Carabinieri di Bussolengo che ci intimava di lasciare la zona immediatamente. Veniva detto ai militi che ci si fermava solo per pranzare e poi saremmo andati via. I militari, per risposta, ci dicevano che dovevamo «sparire» immediatamente. Si raccoglieva immediatamente i piatti e il mangiare e nel frattempo sentivo che i militari si erano spostati e si erano messi a discutere con mio cognato Angelo Campos. Mio cognato diceva ai militari che stava mangiando, che lasciassero un po’ di tempo per finire di mangiare, e lo stesso, vedendo i militare con fare troppo aggressivo, diceva loro «che volete fare… volete picchiarci?...». La moglie di Campos interveniva dicendo ai militari di fare ultimare il pranzo e di non comportarsi in tal maniera. Per tutta risposta uno dei militari, alto sui 180 – 190 cm circa, corporatura molto robusta, con capelli nei lisci corti, si avvicinava a mio cognato iniziando a prenderlo a ceffoni. L’altro militare alto sui 160 cm circa, con accento meridionale, corporatura normale, si avvicinava a mia cognata prendendola a ceffoni. Mentre mia cognata cercava di sottrarsi alle percosse il militare estraeva dalla fondina più volte la pistola puntandola verso mia cognata. Il militare cercava di ammanettare mia cognata perdendo le manette, rivenute più tardi dalla Polizia Municipale. Intervenivano altre pattuglie dei Carabinieri ed i militari iniziavano a picchiare tutti i presenti, compresi i bambini di minore età. Chiamavo il 113 dal mio cellulare, parlando con l’operatore dicendo che io ed altri parenti eravamo aggrediti da Carabinieri che ci stavano picchiando. Venivo visto da uno dei Carabinieri, che mi strappava di mano il cellulare, buttando il telefono per terra, spaccandolo con una pedata, riprendendolo e buttandolo nella macchina di servizio, dandomi infine un pugno al viso ed uno ai fianchi, dicendomi di non telefonare ad alcune nemmeno alla Polizia che tanto non mi avrebbe creduto nessuno. Non so dare descrizione del milite in quanto vi erano diversi militari che operavano nella circostanza, ma saprei individuarlo. Alcuni militari ingiuriavano i presenti dicendo «siete schifosi zingari… bastardi… dovete morire…», «tua moglie è una puttana…». Mi veniva detto di rimanere sull’attenti con la testa bassa e di dire «sono un figlio di puttana». Mentre la mia convivente veniva portata presso il comando della Polizia Municipale, io e mio nipote Campos Michele venivamo portati presso la Stazione die Carabinieri di Bussolengo, dove all’interno del cortile della caserma venivamo ancora picchiati. All’interno dei locali, Campos Michele ammanettato veniva adagiato a terra e colpito dai militari più volte con manganelli, pugni e calci. Successivamente venivo rilasciato, e lamentando dolori per i colpi ricevuti, io ed i miei famigliari ci portavamo presso il P. S. dell’Ospedale di Desenzano del Garda. Io venivo visitato, sottoposto ad accertamenti clinici e refertato come si evince dal rapporto. Bussolengo (VR), la versione di Georgeowistch Anna di 40 anni Durante la patita aggressione, nel frangente mi trovavo con i miei figli rispettivamente mia figlia di anni dieci e mio figlio di tre anni e mezzo. Mentre i miei famigliari e parenti venivano aggrediti dai Carabinieri, dicevo a quest’ultimi di finirla. Interveniva un militare in borghese, un maresciallo, la cui qualifica avevo sentito perché altri militari lo chiamavano appunto maresciallo che mi faceva salire sulla roulotte, iniziando ad ingiuriarmi, proferendo «sei una puttana… ti uccido… non gridare…», contemporaneamente colpendomi con pugni al capo e ceffoni al viso. Mentre urlavo al Maresciallo che non avevo fatto nulla, un altro Carabiniere che accompagnava il graduato mi urlava «sei una puttana… non devi parlare… stai zitta…». Mia figlia, sotto shock per la violenza che stava assistendo, piangeva ed urlava. Lo stesso militare mi diceva «fai star zitta quella puttana altrimenti te la ammazzo…». Poi lo stesso militare si portava dove stazionava mio nipote Marco Campos di anni undici iniziando a picchiarlo. Il Maresciallo diceva poi ai Vigili presenti: «prendete quella troia e portatela in caserma…».In caserma dei Vigili il Maresciallo mi faceva uscire dalla macchina tirandomi per i capelli, trascinandomi fino all’interno dei locali. All’interno dei locali altri Carabinieri mi ordinavano di dire «sono una puttana…». Nel pavimento vi era del sangue che aveva perso mia cognata Sonia Campos. Un Carabiniere stava per pulire questo sangue ma veniva fermato da un suo collega il quale gli diceva: «non pulire quel sangue di una sporca zingara, ma faglielo pulire direttamente a loro». Mi facevano mettere in ginocchio per pulire la chiazza di sangue di mia cognata. Dopo una ventina di minuti venivo rilasciata e successivamente mi portavo al P. S. dell’Ospedale di Desenzano del Garda e venivo visitata e refertata con prognosi di giorni due. June 04 merda e poesia...trascinata via di casa...Marocco...l'Atlantico...attraverso le nubi...il verde della Sardegna...il verde del mare...Roma, con le sue incongruenze...mio padre...sono così stanca di lui...poi nuovamente trascinata via...Anagni e la fermata del treno...scoprire Paestum, di notte, fra i cespugli...e ancora Sorrento, Positano, Capri sullo sfondo...una cenetta ai quattro passi...sublime...del buon vino...una cantina scavata nel tufo e il mare...fascino e luce...poi a casa e sentirsi un po' estranea...così carica, così confusa... i racconti, le parole, i ricordi...gli incontri, le serate con gli amici....un aperitivo, una cena preparata con cura, l'arrosto di vitello più buono che io abbia mai mangiato...una mostra fotografica e poi...commuoversi davanti all'infinito...Frontone, il castello, il tramonto...una sigaretta sottile, una manciata di risate e tanti scatti, immobili e sinistri...un po' di pulizia, dentro e fuori...e la musica, l'arte, grandi espressioni di pura vita...e ancora nuovi volti, nuovi sorrisi, nuovi pensieri... una voce in radio e una voce al telefono...il bianco e il nero...un po' di foschia... dentro di me... merda e poesia... sono luna e sono sole sono pioggia e sono corrente sono aria, suono e poesia sono il canto, sono l'armonia... sono flauto e sono tamburo sono un colore e sono ogni colore... sono profumo e sono odore... pelle, occhi, mani e piedi... sono natura, sono vita sono infinitamente grata. mi lascio trasportare... tento un volo verso l'alto e il timbro della mia voce scende... energia e calore...freddo e tepore... sono nel mondo e il mondo mi attraversa... voglio vivere viaggiando... si puo'?!? Buona vita a tutti. May 02 poesia del nano... Solitamente non pubblico poesie, ma questa volta mi sento di poter fare un eccezione... l'ho trovata in giro per la rete...e mi ha colpito subito...incarna un sentimento di malinconia e rabbia in cui mi riconosco...chiedo scusa in anticipo a tutti coloro che si sentiranno offesi da queste parole...ma francamente, nel profondo del mio cuore, me ne infischio! UN PAESE CHE UN TEMPO ERA SANO ORA STA NELLE MANI DI UN NANO: DI UN NANO CHE ERA GIA' MORTO DI UN NANO CHE POI E' RISORTO. NANO DI CORPO, NANO DI CUORE SENZA PIU' FRENI, SENZA PUDORE NANO RIFATTO, TESTA D'ASFALTO SICURAMENTE PIU' STRONZO CHE ALTO. E ORA SIAMO AD UN PASSO DAL FONDO NANO COLLUSO,NANO BASTARDO April 14 Aprile: frutta e verdura di stagione...appuntamento numero 3! Perdonate il ritardo... Terzo appuntamento, a cadenza mensile, della rubrica "Frutta e Verdura di Stagione"! Siamo ad Aprile…ma anche se la canzoncina recitava “…Dolce è April col suo tepore…” sembra di stare ancora nel Marzo pazzo agitatore!!!
Iniziamo subito con la carrellata di ortaggi... Questo mese vi do anche un piccolo consiglio di bellezza,
trovato qua e là nella rete, molto utile soprattutto per noi donnine, ma anche
per tutti quegli ometti vanitosi! March 26 voto o non voto...questo è il problema...alternative?Mi è arrivata via mail... la solita catena o soluzione possibile? Mi chiedo se sia vero...in tal caso ci farei un pensierino...qualcuno di voi ne sa qualcosa? <<1) ANDARE A VOTARE, PRESENTARSI CON I DOCUMENTI + TESSERA ELETTORALE E FARSI VIDIMARE LA SCHEDA 2) ESERCITARE IL DIRITTO DI RIFIUTARE LA SCHEDA (DOPO AVERLA VIDIMATA), dicendo: 'Rifiuto la scheda per protesta, e chiedo che sia verbalizzato' 3) PRETENDERE CHE VENGA VERBALIZZATO IL RIFIUTO DELLA SCHEDA 4) ESERCITARE IL PROPRIO DIRITTO, METTERE A VERBALE UN COMMENTO CHE GIUSTIFICHI IL RIFIUTO (ad esempio 'Nessuno dei politici inseriti nelle liste mi rappresenta') Di seguito i riferimenti legali. Tutto si basa su un uso 'puntiglioso' della legge: Testo Unico delle Leggi Elettorali D.P.R. 30 marzo 1957, n. 361 - Art. 104 - Par. 5 5) Il segretario dell'Ufficio elettorale che rifiuta di inserire nel processo verbale o di allegarvi proteste o reclami di elettori è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa sino a 2066,00 euro.>> Così facendo mi avvarrei del mio diritto-dovere di voto da brava cittadina, poi, mettendo a verbale il mio dissenso, eviterei che il mio sdegno si trasformi automaticamente in un voto per la maggioranza...non male... Che ne dite? Qualche avvocato che mi controlli la legge?!? March 25 una favola...salvare questo mondo è ancora possibile 2...Scivolando lenta lungo le onde di questa affascinante rete, ho trovato una bellissima favola, piena di speranza...goccia dopo goccia, ognuno secondo le proprie possibilità... Perchè invertire la rotta è ancora possibile...perchè l'uomo può ancora salvare l'uomo e la terra... "Un grande incendio iniziò a divorare la foresta. Il possente capo branco degli elefanti corse al lago, riempì la proboscide di acqua e andò a buttarla sulle fiamme. Così continuò, corsa dopo corsa, sotto gli occhi ammirati del suo branco che acclamava all’impresa. Un passerotto pensò di collaborare anche lui, con le sue poche risorse: corse al lago, prese una goccia d’acqua nel becco e sorvolando la foresta la lasciò cadere. Ripeté il volo più volte, ma il branco degli elefanti si mise a ridere e a schernirlo gridando: «Che credi mai di fare? Guarda quanta acqua porta il nostro capo branco. Che è mai la goccia che porti nel tuo becco?» Al che il passerotto rispose: «Ognuno secondo la sua possibilità. Posso portare una sola goccia, ed è bene che porti anche una sola minuscola goccia anziché restarmene a guardare senza far nulla.» Lo sentirono anche tutti gli altri uccellini dell’aria, e rincuorati da quella affermazione esclamarono: «Ma allora anche noi possiamo fare qualcosa, anche noi siamo utili.» Volarono tutti al lago, presero ciascuno una goccia nel beccuccio e lasciarono cadere sopra la foresta in fiamme una gran pioggia di gocce minute, e così volo dopo volo la foresta in fiamme fu di continuo bombardata da una pioggia di gocce minute e l’incendio fu spento." March 23 Salvare questo bel pianeta è ancora possibile?Questo povero mondo... maltrattato, prosciugato, stanco, sporco, bistrattato, ... E' ancora possibile salvarlo? Non so...ma mi piace poterlo pensare, sperare...ed è per questo che vi propongo vivamente la visione di una delle puntate (sempre molto interessanti, è doveroso sottolinearlo) di Report, condotte da Milena Gabanelli, una donna di grande coraggio, professionalità e stile, una giornalista degna di questo nome, a cui va tutta la mia stima e la mia gratitudine. I primi due minuti sono tratti da un discorso di Robert Kennedy del '68...tre mesi prima che venisse assassinato...dà i brividi...come vorrei che queste parole risuonassero nelle scuole, negli uffici, nelle fabbriche, nelle case, in Parlamento, ovunque... "Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni. Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto nazionale lordo (PIL). Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana. Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il Pil non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere Americani." Vi consiglio di vedere questo video proprio oggi, come augurio...prendetevi una pausa anche in questo giorno di Pasqua (che personalmente sento poco, ma che come tutte le feste mi porta automaticamente ad intraprendere un viaggio interiore) e di abbondanza... Poi, dopo aver ascoltato con gli occhi, le orecchie e il cuore, pensate a cosa potete fare quotidianamente, nel vostro piccolo spazio, per aiutare questo bellissimo mondo a star meglio... Perchè un altro "modello" sembra possibile... Posso dirvi, per esperienza personale ormai consolidata da 5 anni, che una delle cose più semplici da attuare, magari partendo proprio da oggi, è la raccolta differenziata: non costa nulla, non stravolge le proprie abitudini, non toglie tempo, nè spazio, anzi li regala... Se avete altre piccole e semplici proposte, vi ascolto. Buona Pasqua 复活节快乐!Un augurio pasquale di speranza...la speranza di poter vedere con i nostri occhi, prima di lasciare questa terra, un cambio di rotta dell'uomo e delle sue abitudini, il proliferare di un nuovo sano modello di sviluppo, una nuova coscienza mondiale proiettata verso il rispetto della terra, della natura e di tutto ciò che essa contiene, quindi anche dei propri simili... Sogno o possibile realtà? Un abbraccio che vi avvolga tutti. Barbara. Report "L'altro modello" ...vi lascio anche una lettera che profuma di poesia... "Questo noi sappiamo: la terra non appartiene all'uomo, è l'uomo che appartiene alla terra. Questo noi sappiamo. Tutte le cose sono collegate, come il sangue che unisce una famiglia. Qualunque cosa capita alla terra, capita anche ai figli della terra. Non è stato l'uomo a tessere la tela della vita, egli ne è soltanto un filo. Qualunque cosa egli faccia alla tela, lo fa a se stesso." Da una lettera scritta nel 1854 dal Capo dei Pellerossa Capriolo Zoppo al Presidente degli Stati Uniti Franklin Pierce. (Che grande popolo gli indiani...abbiamo distrutto anche loro...e quanto avremmo invece potuto imparare...) March 18 Yoga e pensieri folli...Ieri sera ho fatto la mia prima fantastica lezione di Yoga...
Una bella stanza grande, soffitto altissimo, due pareti colorate di arancione, a neanche 50 m da casa... Non aspettatevi nulla di esoterico...ginnastica sul posto, sdraiati, seduti, in piedi, o su di una gamba sola...dolori, scricchiolii ovunque, mille acciacchi...la spalla sinistra, la schiena, le anche, le caviglie...fantastico...una vecchia porta che cigola a cui manca solo un po' d'olio...e oggi altri doloretti...bene, molto bene, ho risvegliato il mio corpo e lui mi comunica che e' felice e ricettivo...era ciò che desideravo...L'insegnante è un vulcano, con un bel cuore luminoso e vivace...ci ha fatto lavorare senza sosta, anche a me, neofita e un po' impedita, forse... Bellissima esperienza, davvero...molto calore durante alcuni esercizi, sintomo che il corpo lavorava tantissimo, si tonificava, si allungava, liberava tossine e respirava...alcune posizioni ti costringono ad un alto livello di concetrazione ed equilibrio, quindi è inevitabile imparare a svuotare la mente da pensieri inutili. Quale migliore conquista? Veramente non mi sarei aspettata così tanto da una lezione di prova...1 ora e mezza volata via, il tempo migliore che ho dedicato a me stessa in questi ultimi anni...per finire 10 minuti di rilassamento guidato...sono tornata a casa quasi nuova, il viso disteso, e ad aspettarmi c'era un fantastico piatto caldo di farro, orzo e riso con funghi porcini, pomodorini freschi e rosmarino...ma non è incredibile?!? Beh, non posso dire che grazie...un bel grazie alla vita... Ma questo post non finisce qui...il corpo non è che è una parte di noi...come prescindere dalla mente e dal cuore (inteso nel senso più ampio del termine...)? Lo spirito... Spiritualità...è una parola dimenticata...alterata dai tempi...sempre più serrati e sempre più bidimensionali... pensieri folli...folli perchè vanno al di là di ciò che siamo abituati a trattare...ognuno con la propria lente vedrà in questi pensieri ciò che può o ciò che vuole vedere... Vi riporto le parole di una persona a me molto cara, una cometa rara, lo spirito con cui cammino a braccetto da molto tempo, forse da sempre... Credo siano state scritte in un momento difficile ma di profonda lucidità e illuminazione... Ovviamente ognuno di noi darà il significato che vuole anche alla parola Dio, io ho il mio e mi piace, forse lo scriverei con la lettera minuscola, perchè fa parte dell'Universo, ma non ne altererebbe il valore e la sacralità. La crescita è sempre importante. Scoprire il mondo, conoscere l'uomo, entrare in altre culture, civiltà, è crescita.
Ma c'è un fine a mio avviso più importante e primario, sopra ogni cosa.
Ed è elevare il nostro Spirito. Se siamo nati partendo da una
posizione, dovremmo morire avendo fatto fare al nostro Spirito una
crescita, un cammino di elevazione. Perchè solo così eleveremo lo
Spirito Universale, che abbraccia ogni essere.
Ognuno di noi ha l'obbligo di morire migliore di come è nato.
Più ci è stato dato, più dobbiamo elevarci, aiutando, oltretutto, a far crescere gli uomini che incontriamo nel nostro cammino.
La parabola dei talenti nel Vangelo lo spiega bene, è drastica e dura, non
lascia vie di fuga. Più ti è dato di ricchezza interiore, più Dio ti
chiede di essere e diventare amore e speranza per ogni uomo.
Allora è bene innanzitutto fare un cammino di introspezione, di
liberazione dagli schemi psicologici, sociali, culturali. E' bene
imparare a non essere schiavi delle paure, dei dolori. E' bene
cercare un posto nel mondo e inseguire i sogni della propria vita.
Sono strumenti, mezzi per crescere spiritualmente.
Poi c'è la scelta. La scelta drastica di essere figli di Dio o
uomini assorbiti dal mondo, solo dalle pulsioni, dal proprio ego, dalle
proprie tenebre... Sarà la mia prima lezione di Yoga ad aver aperto una finestra verso la pazzia? Se così è voglio buttarmi! Buona vita e buona riflessione. PS: per gli amici di Fano e dintorni... Se aveste il benchè minimo desiderio di iniziare un corso di Yoga, buttatevi anche voi!!! La prima lezione è gratuita, gli orari sono svariati e per tutti le esigenze e il costo dell'abbonamento mensile è veramente ridotto e conteggiato in base alle ore settimanali...per qualsiasi ulteriore informazione non tentennate...contattatemi!!! |
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